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Credit: La misura in psicologia sperimentale / Antonio Aliotta. Source: Wellcome Collection.
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No text description is available for this image![ma chi si rende ben conto del problema psicologico capisce che è il grado di calore dell’ acqua tiepida, fisicamente conside- rato, che è rimasto lo stesso, ma le sensazioni che ne abbiamo avuto nei due casi sono state diverse. Per il fisico gli effetti di contrasto sono illusioni, per lo psicologo invece sono feno- meni psichicamente reali, che debbono essere spiegati. Se l’a- spetto con cui i fatti psichici si presentano alla coscienza è un’illusione, oltre cui bisogna andare perchè si abbia la loro realtà vera, ricadiamo nel materialismo volgare che considera i fenomeni psichici come apparenze illusorie dei fatti fìsici. La psicologia in tal caso non ha più ragione di esistere e deve cedere il campo alla fisiologia del sistema nervoso. Certo i psicofisici non vorranno arrivare a questa conclusione, perchè la psicologia secondo loro non solo deve essere una scienza, ma una scienza esatta. Ora si capisce bene l’equivoco, in cui cade il Delboeuf quando efferma che i fatti psichici e i fatti fisici ci si mo- strano egualmente discontinui, ma che tuttavia noi possiamo concepirli continui. Certo la continuità non ci è data nella percezione, ma è solo concepita dal pensiero ; però, mentre pos- siamo considerare il fenomeno fisico indipendente dalla nostra percezione soggettiva, in cui apparisce discontinuo, e conce- pirlo continuo, non possiamo fare altrettanto del fenomeno psichico, che è solo reale in quanto è attualmente vissuto. Basterebbe ciò solo per dimostrare quanto sia poco fondata l’attribuzione d’una grandezza intensiva alle sensazioni: come si può infatti pensare una quantità discontinua? Ma c’è altro ancora. In ogni serie di grandezze intensive, a partire da zero, ciascun momento contiene in sè ognuno dei precedenti: per questo carattere, le serie intensive si distinguono essenzialmente dalle serie qualitative. La misura è applicabile alle grandezze intensive, appunto perchè si considerano come risultanti dalla somma di parti omogenee ed eguali: nessuna grandezza si può concepire che non abbia questa proprietà. Anche nella misura indiretta che si compie per mezzo d’una grandezza estensiva, a ciascuna parte di questa deve corrispondere un grado d’inten- sità e all’insieme delle parti estese una somma di gradi; altri- menti non ha senso stabilire una funzione tra le due serie. Può una sensazione considerarsi come risultante dalla somma di sensazioni più debo]^? Non possiamo direttamente rispondere a questa domanda, perchè, come dicevamo sopra la qualità sen- />• U* r V &A- 9w j3^ J * k> „ ^](https://iiif.wellcomecollection.org/image/b28100153_0059.jp2/full/800%2C/0/default.jpg)