Dizionario overo trattato universale delle droghe semplici, in cui si ritrovano i loro differenti nomi, la loro origine, la loro scelta, i principi, che hanno, le loro qualità, la loro etimologia, e tutto ciò, che v'hà di particolare negli animali, ne' vegetabili, e ne' minerali. Opera dipendente dalla Farmacopea universale scritta in francese ... E tradotta in italiano / [Nicolas Lémery].
- Nicolas Lemery
- Date:
- 1751
Licence: Public Domain Mark
Credit: Dizionario overo trattato universale delle droghe semplici, in cui si ritrovano i loro differenti nomi, la loro origine, la loro scelta, i principi, che hanno, le loro qualità, la loro etimologia, e tutto ciò, che v'hà di particolare negli animali, ne' vegetabili, e ne' minerali. Opera dipendente dalla Farmacopea universale scritta in francese ... E tradotta in italiano / [Nicolas Lémery]. Source: Wellcome Collection.
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![Primavèra, della Majorana, de! Basilico, della Meliffa, del Roffolis , della Salvia, del Puleggio, della Bet tonica, del Garofano, del Fiorrancio , delle Rofe , del Fioralifo , dell'Acacia, e di un gran numero di altri. In quarto luogo; la maniera di preparare il mele, quan¬ do è (lato tratto dall’arnie; imperocché qualche volta, fe¬ condo la deprezza degli Operai, il mele che proviene da una medefima arnia è più, o meno buono. Traefi il mele dall’arme in due ftagioni dell’anno nella Primavera, e nell’Autunno. Sono divife le opinioni intor¬ no alla fcelta di quelle llagioni; vi fono delle ragioni dall' una, e dall’altra parte; ma parmi, che debba edere fcelta la Primavera; primieramente, perche in quella ftagione le pecchie fono più nella loro forza, e vigore; imperocché allora abbandonano la loro arnia, levandofi a volo, e for¬ mano delle colonie novelle; in fecondo luogo, perche in Primavera vanno a leccar?, efucciare le rugiade, che’ca- dono abbondantemente ne’mefi di Aprile, e di Maggio, particolarmente ne’Paefi caldi, ne’quali la rugiada in tem¬ po dolce, e lereno fi condenfa la mattina fulle foglie de¬ gli Alberi in grani grofiì come quelli di Curiandolo , di un gufto dolce, e grato; il che è una fpezie di manna, che chiamafi manna di Brianzon; in terzo luogo a ca¬ gione della bontà, e purità delle foftanze delle Piante nel rinnovamento del calore., V’ha due forte di mele in generale, l’uno bianco, e l’al¬ tro giallo. Il bianco fi trae lenza fuoco dalle focaccie, fat¬ te di frefeo,. Si rompono, e fi ripongono fu graticci, o fu fìuoje di vipco, o in tovaglie appiccate ne’quattro canto¬ ni a quattro pilaftri ; fi mettono fotto i graticci, o foctole tovaglie, de’vafi netti, e puliti, e dentro vi ftilla un bel mele, bianco, eccellente, che fi congela. Chiamafi mele vergine. Traefi ancora del mele bianco dalle focaccie, ch,e Tettano, mettendole nello ftrettojo, ma quello mele ha del¬ la cera, e non è così, buono come il primo. Il mele bianco, più bello, il migliore, e il più grato al gu¬ fto fi è quello, che fi fa in Linguadoca, e che chiamafi mele di Narbona. Dee edere novello, denfo, granofo, di un bian-- co chiaro, di un odor dolce, e un poco aromatico, di un gufto dolce, e pungente. Ciò, che rende quello mele diftin- to fi è , che le pecchie fucciano in quel Paefe particolarmen¬ te i fiori di Ramerino, che vi fono abbondanti, ed hanno molta forza. Quello mele, benché abbia prefo il filo nome di Narbona, non è però fatto in quella Città, ma i ir-una picciola Villa, chiamata la Corbiera, fituata tre leghe lun¬ gi da Narbona, donde è trafportato pel negozio, che ne fanno i Mercanti in una buona parte dell’Europa. Si fa ?.ucora buoniflìmo mele bianco in molti altri cantoni della Linguadoca, e del Delfinato, come ne’contorni di Bagno¬ lo, dello Spirito Santo, di Barjac, di Montalbano. Il mele giallo fi fa di ogni forta di focaccie vecchie, e no¬ velle, le quali fono Hate tratte dall’arnie. Si rompono; fi rifcaldano con un poco di acqua ne’bacini, o nelle caldaje; indi meffelein facchettidi tela tattile, e fi chiudono nello ilrettojo per farne ufeire il mele ; la cera refta ne’Tacchetti ; ma ne palla fempre un poco col mele; imperocché fi ri¬ trova per l’ordinario qualche picciolo pezzo di cera, che fi fepara, quando fi fa la diftillazione del mele. Il mele bianco, e particolarmente quello di Narbona, ftillato da fe medefimo fenza efpreffione, è il più proprio a pigliarli per bocca. Il mele giallo ha un poco più di acrezza del mele bianco; è altresì più a propofito per li crifterj, e per li rimedj efteriori, perche egli è più de- terfivo, e più rilaffativo. Dee fceglierfi di una buona confiftenza, di un bel gial¬ lo, e di un buon gufto. Il migliore ci capita di Sciampa¬ gna. Contiene molto fale effenziale, o acido, e flemma, poco olio, e terra. Il mele bianco contiene i medefimi principi; ma un poco meno di fale. E’ pettorale ; muove lo fputo ; aiuta la refpirazione ; rarefa la pituita grotta; rilafla il ventre. Il mele gial¬ lo è deterfivo, Iaflativo, digeftivo, attenuante, ritalu- tivo. Siccome il mele bianco di Narbona ha la fama di conte¬ nere la foftanza di Ramerino, così i Mercanti che voglio¬ no contraffarlo, e far pattare il mele bianco ordinario, eh’ è a buon mercato per mele di Narbona, eh’e caro, gli cacciano dentro de’rami di Ramerino, e ve li lafciano ’cuni giorni, affin di comunicargli Fodore, e far che ab- a credito l’inganno; ma ficcome poi non poflòno tirar uori così bene i rami di Ramerino, che non ve ne lafci- no, o foglie, o fiori, così appar chiaro l’artifizio per po¬ co che fi muova, e fi efamini quel mele. 1 Villani fanno un altra picciola falfificazione al me¬ le, ed è; per farlo parere più bianco vi ftemprano del fiore di farina, o dell’amido ben fpolverizzato. Benché il mele fia attualmente in un grand’ufo , egli era affai di più prima, che fi difcopriffeil zucchero. Gli An¬ tichi ne condivano i loro manicaretti, e ne faceva vano le lo¬ ro confetture, come il Mdimelum, il quale era cotogno, o un altra mela confettata nel mele. Se ne metteva fulle tavole, e gli Speziali ne adoperavano per li loro firoppi, ed altre compofizioni medicinali, come noi adoperiamo il zucchero ; ne componevano diverta forte di bevande, co¬ me delfldromele , che chiamavano eziandio Ae]ua mulfx, Mdicratum, Apomdi\ bevevano del vino melato, che chia¬ mavano Oenomeli; bevevano ancor del boximele, ed era un mefcuglio di mele, ed aceto con mole’acqua per rin- frefearfi. Del refto, benché l’ufo del zucchero abbia quafiabolito quello del mele, principalmente negli alimenti, il mele pe¬ rò è ben fpefio da preferirfi al zucchero, quando non fi penfi affatto alla delicatezza del gufto ; imperocché, oltrec- chè egl’è una unione della foftanza più pura, e più eterea d’ infiniti fiori, che pofleggono gran virtù; egli è più pet¬ torale , e più anodino del zucchero, il quale non è che un fugo denfo della fola canna . Fra le buone qualità del mele, egli è riconofciuto un alimento, ed un rimedio convenientifiimo per coloro, il temPeramen£0 de’quali fia fiato attenuato da undigiuno lira- ordinario, e troppo lungo, noi ne vegliamo altresì degli effetti falubri nel principio della tifichezza, nel marafmo, e nell’altre malattie di confumazione, purché fia prefo a propofito entro a liquori appropriati, dopo aver fatti i rimedj generali.. Il mele diventa amaro da una troppo forte cozione , fic¬ come le altre cofe dolci; fi mefcola facilmente collabile nel corpo, ftemperandola, e rendendola più fluida e piu fermentabile, donde viene, che fi ftima biliota. S’accen¬ de nel fuoco appretto poco come il zucchero . Le pecchie fàlvatiche fanno fulle rupi mucchi grotti di mele; i quali non fervono per l’ordinario, che pel nodri- mento delle mofche, e degli Uccelli; molti credono con molta verifimilitudine, che ne provenga l’Ambra bigia. Mei viene dalla, parola Greca {«V,, che fignifica la me¬ de fi ma cofa. Mei ampy rum. Elampyrum multa, fìvt Tritìcum vaccinar»* I. B. Ray*. fl 1 ft. Melambyrum purpurafeente coma. C. B. Pit. Toumef. Melampymr» purpureum. Ger. Tritìcum vacc'mum, five Melampyrur» » Dod. E’ una Pianta, il cuifufto è quadrato, pelota, porpori¬ no, ramofo , alto circa un piede; le fue foglie fono attac¬ cate l’una oppofta all’altra per intervalli; le uneftrette co¬ me quelle della Linaria, le altre larghe, tagliate profon- mente, ruvide al tatto, di un verde bruno* le fue cime fono guernite di un mucchio di foglie corte, affai larghe di color porporino allegro. I fiori efeono dalle afcelle di quelle foglie; fono canne terminate in alto da una fpezie di gola, i cui due labbri pajono per l’ordinario attaccati l’uno coll’altro di color vario, porporino, a rotto, e gial¬ lo rofiìccio. Succedono a quelli fiori de’frutti bislunghi, i quali &’apronodalla punta alla bafein due coccole; ciaf- cheduna delle quali è divifa in due riportigli, i quali rin¬ chiudono de’femi bislunghi, più piccioli de’grani di fru¬ mento, neri; lafua radice è picciola, legnofa, guernitadi alcune fibre. Nafce quella Pianta fra i frumenti principal¬ mente in terra graffa; i Buoi, c le Vacche ne mangiano. Non fi adopera in Medicina. Mdampyrum a /xi\ocg atrum, & Ttupòg tritìcum, cioè fru¬ mento nero. Melanterìa. Elanteria. Diofc. Mattli. E una materia minerale vitriuolica, di cui due fono le fpezie. La prima fi forma come un fale ne’principj delle miniere di rame, donde fi leva, e la feconda fi trova più in fu delle medefime miniere in una pietra unita, pulita, netta, del colore del folta. Diofcoride preferifee quell’ ultima fpezie alla prima, e principalmeute le quando fi umetta con un poco di acqua, ella diventa fubito nera; dice che la Mefanteria in Cilicia, ke in molti altri Paeli Le a*tribuilce una virtù cauftica. Quella Droga ci è ignota, e molti credono con Plinio, che non fia altro, che il Chalcitis, il quale abbia prefo diverle T figu-](https://iiif.wellcomecollection.org/image/b30450779_0237.jp2/full/800%2C/0/default.jpg)
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