Dizionario overo trattato universale delle droghe semplici, in cui si ritrovano i loro differenti nomi, la loro origine, la loro scelta, i principi, che hanno, le loro qualità, la loro etimologia, e tutto ciò, che v'hà di particolare negli animali, ne' vegetabili, e ne' minerali. Opera dipendente dalla Farmacopea universale scritta in francese ... E tradotta in italiano / [Nicolas Lémery].
- Nicolas Lemery
- Date:
- 1751
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Credit: Dizionario overo trattato universale delle droghe semplici, in cui si ritrovano i loro differenti nomi, la loro origine, la loro scelta, i principi, che hanno, le loro qualità, la loro etimologia, e tutto ciò, che v'hà di particolare negli animali, ne' vegetabili, e ne' minerali. Opera dipendente dalla Farmacopea universale scritta in francese ... E tradotta in italiano / [Nicolas Lémery]. Source: Wellcome Collection.
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![ai bozzoli dei Bachi filugelli, preparaci, ed ammolliti fra le permettergli fopra una conocchia . Quelli bozzolidi Ra¬ ggeli fono di color bigioancora frefchi, ma diventano ne- tk'eì, quando fono flati efpofti lungamente al! aria. Potreb- feottoforfe trovarfi bozzoli di Ragliateli di colori differenti, una feta migliore, foprattutto quella della Tarantola; ^ fa rarità ne renderebbe la fperienza troppo difficile : onde kìfogna fermarfi su i bozzoli dei Ragliateli più comuni, che fetta quelli di gambe corte, e che rifcontriamo ne’luoghi, €he fono riparati dal vento, e dalla pioggia ne’paefi caldi, comein Linguadoca , in Provenza, in Italia. Mala maggior quantità di quefti Ragliateli, che fanno feta fi trova a S. Domenico in America. Raunandoun buon numero di quefti bozzoli in Linguadoca il.Bon ha trovato il modo di far la feta di Regnatelo, che non cede niente alla bellezza della feta ordinaria . Ella prende facilmente ogni forca di colori, e le tte- poflono far drappi» poich’egli ne ha fatto fare calze, e guanti, da noi veduti, e toccati in Parigi. Maniera dì preparare'la feta dei Ragnatele, ,T>Opoaver fatte ratinare dodici, o tredeci onde di quefti ^ bozzoli di Ragliateli, il Bon gli fece batter bene per falche tempo colla mano, e con una bacchetta per farne fcfÀire tutta la polvere , indi gli lavò perfettamente nell’acqua tiepida finché Y acqua ne ufcì netta ; gli tenne pofcia in molle fauna gran pentola con acqua di fapone, fa! nitro, ed un poco di. gómma Arabica . Mife a bollir tutto a fuoco lento per due , ^creare; ritornò poi alavare tutti quefti bozzoli di Ragna- teli con acqua tiepida per ben cavarne tutto il fapone ;gli fec- cò, -gli ammolì un poco fra le dita per fargli cardare più facil- tnente-dagli ordinari fcardaftieri della feta . Furono però fat¬ ti ^er quefla feta di Ragnateio cardi molto piùfini, eperciò ,5. ebbe una feta di un color bigio particolariffimo. Ella può fàcilmente filar fi, e’l filo , che fe ne cava., è più fino, e fiù forte di quello della feta ordinaria. La difficoltà fi riduce dunque nell’avere un numero affai grande di bozzoli di Ragliateli per farne lavori confiderabi- iu Stabilisce il Bon alcune pruoveper convincere, che i Ra¬ gliateli fomminiftrerebbono piu feta dei Bachi filagelli pel¬ ila loco fecondità; imperocché effi moltiplicano affai più dei 25 perfetti, che quelli, chefoftero ftati fatti colla feta ordina¬ ria , qua fi cosi belli, puliti, e luftn, di un color bigio gen 11— le , fimileal colordi {'orcio; quefto colore era naturale alla feta dei Ragnateli ; ma non dee dubitarfi che lavata colf acqua di fapone, in cui fia flato difciolto un poco di Salnitro* e di gomma Arabica, ella non abbia acquiftato maggior iu- ftro, e un certo fplendore. Fu allora aggomitolata, filata, e meffa in opera come la feta cavata di Bachi filugelli. Sin qui ho parlato delie oftervazioni del Bon. lì Signor di Reaumur deirAccademia Reale delle feienze di Parigi ha altresì mefta applicazione fu i Ragnateli dei quali ave¬ va raunato, enodritoun grandiftìmo numero; ha egli fat¬ ta una dotta diftèrtazione inquefto propofìto, rhe fi vedrà riferita nelle memorie dell’Accademia Reale delle feienze (delTanno 1710.) Io ne farò qui folamente l’eftratto, af- finchèil Lettore poftà meglio giudicare circa la differenza „ e h verità dei fatti. Reaumur dunque foftiene, che non è poffibife nodrirecora mie mofche tanti Ragnateli, quanti ne Infognerebbero per iommìniftrar feta alle manifatture ftabilite ; qual deftrez- za, die’egli, bisognerebbe avere per prendere ogni gior¬ no una quantità si grande di mofche , come quella , che farebbe neceftaria al mantenimento di quefto vile infetto? I atte le mofche del Regno appena bafterebbono per no- drite tanti Ragnateli , che poteftero fare una quantità di feta poco confiderà bile. Il naturale vorace dei Ragnateli moftra abbaftanza, che il loro nodrimento non dee efter tratta dalle Piante ; e per¬ ciò ne le foglie , nei fiori, nei frutti, debbono edere pro¬ pri a nodrirli ; Reaumur non ha lafciatodi tentare quelle for« te di alimenti, per non avere a rinfacciarli di aver trafeurata. qualche cola , e perchè fapeva, che in materia di fperienza accade fpcfto- ciò , che non fi credeva dovette accadere ; ma tuttociò, eh' egli ha provatoin quefto genere non è flato un nodrin ento per quello infètto. Ha tuttavia creduto, che le mofche non fodero il fola alimento, che potefte darfi a” Ragnateli; imperocché quantunque quelli, che fanno la lor tela negli angoli delle mura, e ne giardini, ne vivono, ha piu di una volta oftervato, ch’efti mangiano egualmente gli altri infetti, quando incappano nelle lor refe. I Ragnateli s _]• • _ j • t> .1 t . _ ^ a t ìr c.im iiiitui j iiicappaìio neue ìor 1 Ka£natch<* parpaglioni, e dei Bachi, ed ogni Ragnateio fa tei, o fet- che abitano ne’buchi delle vecchie mura gli hanno ancone taciuto uova, laddove un Baco non ne fa. che un centi- meglio infognato, che tutti gl’infetti loro erano proprj ; im¬ perocché avendo fpefto vifita ti limili buchi, vi aveva ritro¬ vati cadaveri di divedi infetti, come di cento piedi, dibru¬ chi, edi parpaglioni. Ad altro dunque non pensò Reaumur, chea ritrovare una fpeziedi infetto, di cui potefte avere co.* moramente il numero , che voleva ; i foli vermi dì terra gli parvero avere quefto vantaggio. Ve n’ha una quantità proJigiofa ; i giardini, eicamprne fono ripieni; non ave¬ va egli mai in vero ritrovati tali vermi né’buchi dei Raglia¬ teli, nè nelle loro tele; ma offendo queft’infetti ftrifeianti fu!U terra, ed a vendo molta forza, e molto pelo, era egual¬ mente impoftìbile, che fodero entrati in quelle reti, e in que’buehi, eche i Ragnar live gli aveffero trasportati. Mi parve dunque , dice Reaumur, che non vi folfe nodrimento, di cui dovefti promettermi maggior rinfetta ; la fperienza. ha fatto vedere , che io non mi fono ingannato , avendo rinchiudi in alcune fcatole molti, groffi Ragnateli didiverfe- fpezie, che avevano pallata il Verno ; imperocché ve ri’ha,, che vivono molti anni; ho dati loro bocconi di vermi, g gli ho in quella guifa confervati in vita» Indi hotentato, fegue a dire Reamur, diverfe forte di cibi, per vedere, fe foftero egualmente propri a nodrirli, ma.- non ho veduto, che vi applicallero ; forfè perche il naturale feroce dei Ragnateli vuol efter eccitato, da animali viventi* Mi fono perciò IminaginatO'un’altro nodrimento, cheap- pa^r ente mente lupplifT® al cibo degli animali viventi, pel gu- fto. particolare, che vi ritrovano i Ragnateli. I Ragliate- luzzi, che appena hanno abbandonati i lor bozzoli lo prefe- rifeono ad ogni altro » Non l’ho adoperato,, che per la rela¬ zione, mi parve avere colla carne tenera, emolle degl’in¬ fetti, che fuccianoi Ragnateli. Confile quefto nodrimento in quella foftanza, che ammollifce le penne degli Uccelletti „ prima che fieno giunte al loro perfètto accrelcimento. E” toccato uova, laddove un Baco non ne fa, che un centi¬ naio,-, ebifogna batterne più della metà, per effere quefto •verme fottopofto a molte malattie, ed è sì delicato, che ogni picciola cofa lo> difturba, e gl’impedifce di fare il fuo bozzolo, per lo contrario le uova del Ragnateio s’aprono fenza che fi faccia veruna dirigenza ne’mefi d’Agofto*, edi Settembre quindici, o Tedici giorni dappoiché fono nate, e quelli, che le hanno fatte, muoiono indi a poco. Circa 1 Ragnateluzzi, ch’efcono da quelle uova, vivono dieci in undici mefi fenza mangiare, e fenza creficere, o calare, Bando Tempre nel loro bozzolo , fin che il gran caldo gli obbliga ad ufeire , e cercar nodrimento. Se fi potefte dunque ritrovare il modo di notrire nelle Camere Ragnatelluzzi, fi avrebbono affai piu bozzoli da queft infetto, che da Bacai filugelli, avendo Tempre vedu¬ to , dice il Bon, diedi fette, o ottocento piccioli Ragna- teli non ne moriva alcuno in un anno , e che per lo contra¬ rio di cento Buchi appena quaranta facevano i loro bozzoli... Si mettono i Ragnateli celle gambe corte in cartocci d-ì carta,, e in pentole. Copron.fi quelle pentole di una carta fo¬ rata da un ago , come pure i cartocci , affinchè abbiano dell aria; fi danno loro mofche per nodrimento; e fi trova indi a non molto tempo, che hanno fatti i loro bozzoli, eche tredici onde di quella feta rendono quafi quattro ou- cie di feta netta. Non farebbe gran difficoltà, profeguifee il Bon, nel ri¬ trovare quefti bozzolidi Ragliateli, fe folle lecito Y entrare in, tutte le Cafe, dove fe ne veggono alle fineftre; è facile il condii idere , che fe ne troverebbono affai in tutto il Regno per farne gran lavori ; e la nuova feta , che io propongo farebbe meno rara, e meno cara della feta ordi¬ naria nel fuo principio ; tanto più che i bozzoli dei Ragna* teli rendono a. porporzione della loro leggerezza piu feta -piu ieca primi cne turno giunte al loro perfetto accrelcimento I J.1 S; d’ci ”“'0“ lan?<lual1 °-lrac- fUtooffsmto indomatamente, che quelle penne novelle ^ ■ -r - ~ ~ VUV1V UUtiL- tro oncie di feta netta; badano tre oncie per fare un pajo di calze all’Uomo più grande. Q.ielle , ch’io fpedifeo( par¬ la fempre il Bon) nonpefano, che due oncie, e un quarto, e i guanti circa tre quarti di oncia, laddove le calze’di feta orinaria pefaHO fette in otto oncie. Le calze di feta, eiguanti, onde abbiamo parlato , eche abbiamo veduto , ed efaminato in Parigi nell’Accademia Reale delle feienze india non molto tempo, che fono ftati lavorati per ordine del Bon in Monpellier erano forti, e così che fi cavano , fono infaoguinate nell’eftremità ; e che la. canna è allora molle; di più, chi avrà ufaìa la diligenza di premere quella canna, odidifeccarla , l’avrà travata ripie¬ na di foft.mza tenera , e fornita di vafi , che gettano fan- §f*e r quando fi taglia. Dopo aver cavate quefte penne a’ piccioni giovani, e vecchi, io le divideva in piccioli bocco¬ ni di mezza linea, odi una linea di lunghezza; le dava ai Ragnatelii, che affai fe ne compiacevano; i giovani foprat¬ tutto, che io aveva confervati ne’loro bozzoli, eche poc» G fa.](https://iiif.wellcomecollection.org/image/b30450779_0045.jp2/full/800%2C/0/default.jpg)


