Volume 2
Storie di Giovanni, Matteo, e Filippo Villani: in questa nuova edizione confrontate col celebre codice manoscritto del Signor Abate Gio: Battista Recanati, Patrizio Veneto, ed altri due Fiorentini, con i quali si sono in più luoghi accresciute, e notabilmente corrette / [Giovanni Villani].
- Giovanni Villani
- Date:
- 1729
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Credit: Storie di Giovanni, Matteo, e Filippo Villani: in questa nuova edizione confrontate col celebre codice manoscritto del Signor Abate Gio: Battista Recanati, Patrizio Veneto, ed altri due Fiorentini, con i quali si sono in più luoghi accresciute, e notabilmente corrette / [Giovanni Villani]. Source: Wellcome Collection.
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![ìe obbrigagioni, e le carte, e il faramento, fe¬ ce fare come meglio feppe divifare. E quello fu fatto all’ufcita del mefe d’Ottobre MCCCL. e così hebbe fine la Tirannia della Cala di Ro¬ meo de’ Peppoli, grandi e antichi Cittadini di Bologna , i quali erano fiati honorati, e fatti Signori da’ loro Cittadini ; dalla cacciata del Cardinale del Poggetto Legato del Papa, in- qua, haveano loro fignoria mantenuta affai dol¬ cemente con loro Cittadini . Ed effendo di na¬ tura Guelfi, per la Tirannia erano quali aliena¬ ti dalla parte. E i Fiorentini amiciffimi di quel¬ lo Comune, trattavano in molte cofe, con dif- fimulata e corrotta fede, e però che a’ traditori della patria torto pare, che Dio apparecchi la_^ vendetta ; in breve tempo feguitò a Meffer Ja¬ copo, e a Meffer Giovanni addietro Tiranni di Bologna, pena del peccato commeffo , come_ feguendo noftra materia racconteremo. CAP. LXX. Come capitò il Conte di Romagna, e Fhofte della Cktefa. IL Conte di Romagna, ventofo di fuperbia_, e incollante per poco fenno, il quale cotan¬ te volte potè havere con grande fua gloria e_, honore di Santa Chiefa la Città di Bologna ; e non volutala le non con la fpada in mano , fe¬ condo il configlio de’ malvagi compagni , (33) vedendola nelle mani del potente Tiranno, vor¬ rebbe havere creduto al configlio de’ Fiorenti¬ ni . Nondimeno però che per tutto quello la— Città non era allargata di (34) vettuaglia , ma più torto aggravata, e i foldati erano per gli iftatichi che haveano, e, per li XX. mila fiori¬ ni ricevuti, allargati di fperanza, e Meffer Ma¬ rtino, che della imprefa dello Arcivefcovo era_, dolente a cuore, offerendo al Conte tutto fuo sforzo di gente, e di preftare danari alla Chie¬ fa, confortò il Conte a feguitare l’imprefa . Il Conte per quello fi recò a conducere il Dogie Guernieri, con mille dugento barbute , ufeito di Bologna, e raccolta gente , come detto è. Meffer Mallino anche vi mandò di nuovo de’ fuoi cavalieri, e danari per (35) comportare i foldati. E il Conte fatte grandi promeffe a’ fol¬ dati , mollo il campo da Cartello San Piero, venne con Torte a Budri, in mezzo tra Bolo¬ gna, e Ferrara, e di là valicarono ad Argellata, e a San Giovanni per (36) Cefena; e ivi fletto¬ no dieci dì, (37) afpettando danari: con inten¬ zione di porli preffo a Bologna dalla parte di Modona, per levare ogni foccorfo a Mertèr Ber¬ nabò; il quale era dentro in grande foffratta di vettuaglia, e di Ararne ; e male veduto da’ Cit¬ tadini , e però rtava in paura, e non s’ardiva a muovere. Onde la Città era a partito da norm poter durare : e per forza conveniva , che tor¬ narle alle mani della Chiefa , le ’l pagamento, o in tutto, o in parte foffe venuto a’ foldati. Ma chi fi fida ne’ fatti della guerra , alla villa delle prime (58) inlègne de’Prelati, e non con¬ fiderà, come la Chielà è ufata di non mantene¬ re le ’mprefe, ifpeffo fe ne truova ingannato. E non valfe al Conte lo fcrivere al Papa, nè man¬ dare Ambafciadori, nè tanto moftrare, come_ Bologna fi racquiflava con grande honore di Santa Chiefa ; affai potè dolere la vergogna, (33) vedendola ora per- così fotto . venuta nelle mani. (3;) per caparrare. C. c- (36) in per Cefena. C.R. (34) vittuaglia. C. R. e dee dire in Perii-1 Tom. II. B D E che TArcivefcovo di Milano facea d’havere_ tolta Bologna, che danari debiti a’ foldati, per vincere così honorevole (39) punga, venil- fero da Corte. Per tanto i foldati non fi vollo- no ftrignere a Bologna , anzi di loro arbitrio moffero il campo, e tornarono a Budrio, e ivi ch’era luogo ubertofo , e che (40) il Ferrarelè dava il mercato copiofo, fi mifono ad attende¬ re, fe i danari de’ loro foldi , e dell’altre pro¬ meffe veniffono. E ivi dimorarono infino a dì XXVIII. di Gennajo del detto anno , e però i danari non vennono, per la qual cofa al Conte parea male Ilare , e per paura di fe, confentì a’ foldati, che trattaffero d’havere le paghe fo- rtenute , e le paghe doppie promefiè per lui , da M. Bernabò, condorto in parte per la fua_. mala provedenza, che altro non poteva fare—, .rimanendogli alcuna vana fperanza , che fe M. Bernabò non fi accordaffe con loro, che gli fa- rebbono più afpra guerra ; ma il Tiranno s’ac¬ cordò di prefente a pagargli e rihavere le Ca¬ rtella, e li rtadichi . E quello fornì de’ danari della compra, che havea fatta di Bologna. In quello medefimo trattato conduffe fettanta ban¬ diere di Tedefchi, e di Borgognoni foldati del¬ la Chiefa al fuo foldo. Ed ellendo affediato in cotanto pericolo, ricolfe gli ftatichi, rihebbe le Cartella, ruppe Torte de’ nimici, liberò la Cit¬ tà dello affedio, e in uno dì mife in Bologna-, in fuo ajuto , de’ cavalieri della Chielà mille-, cinquecento Barbute , e tutto gli avvenne per l’avarizia de’ Prelati di Santa Chiefa , e per la forza, e larghezza della fua pecunia. Il Dogie Guernieri con la fua Compagna fi riduflè in— Doccia: e la gente di M. Martino, 8c del Mar- chefe di Ferrara, fi tornarono a’ loro Signori : e il Conte povero , e vituperato del fine della fua imprefa , fi tornò co’ fuoi Provenzali in— Imola ; e Bologna fi rimafe fotto il giogo del potente Tiranno : mettendo in paura tutta ita- lia, e fpezialmente la parte Guelfa di Tolcana. Habbiamo Ilefamente narrato il proceffo di que¬ lla guerra, per adempio del pericolo che corre, de’ folli & ambiziofi Capitani : e come per troppa fuperbia, volendo tutto, fpertò fi perde ogni cola : e a dimortrare come è folle, chi a_ fidanza de’ danari della Chiefa, fa le ’mprefe— della guerra. E ancora quella rivoltura di Bo¬ logna, fu cagione d’apparecchiare a tutta Italia per lunghi tempi , grandi e gravi novitadi di guerre, come feguendo noftro trattato per gli tempi fi potrà vedere. CAP. L X XI Come z Guazzalotri di Prato cominciarono a feoprire loro Tirannia. Tornando a’ fatti della nortra Città di Fi¬ renze , il nobile Cartello di Prato ci dà cagione di cominciare da lui : nel quale la fa¬ miglia de’(41) Guazzalotri erano 1 migliori , e più potenti , e la loro grandezza procedeva-,, però che erano amati fopra gli altri di quella—. Terra dal Comune di Firenze : e ertèndo Guelfi, portavano fede e ubbidienzia grande al noftro Comune. Vero è, che quello Comune veden¬ doli in libertà,e vicinanza a’Fiorentini,per te¬ ma che alcuna volta non fi fottometteflono al Comune di Firenze, haveano provedute (come fi ceto . r3 7) allettando . C. così altrove . (38) imprefe . C. R. (]*) pungnia R. R. (4°) e che i! Marchefe dava . R. (41) Gu^zzaliotri. C. F 2](https://iiif.wellcomecollection.org/image/b30454530_0002_0041.jp2/full/800%2C/0/default.jpg)