Descrizione del contagio che da Napoli si comunicò a Roma nell'anno 1656 e de' saggi provvedimenti ordinati allora da Alessandro VII. Estratta dalla vita del medesimo pontefice che conservasi manuscritta nella Biblioteca Albani / Opera inedita.
- Pallavicino, Sforza, 1607-1667
- Date:
- 1837
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Credit: Descrizione del contagio che da Napoli si comunicò a Roma nell'anno 1656 e de' saggi provvedimenti ordinati allora da Alessandro VII. Estratta dalla vita del medesimo pontefice che conservasi manuscritta nella Biblioteca Albani / Opera inedita. Source: Wellcome Collection.
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![ad operare. Noi lasciando le incerte , ed inutili speculazio¬ ni , premetteremo per quanto conferisce alla chiarezza , e al prò del nostro racconto , alcune verità, che in questo sog¬ getto son fuor di lite. La prima si è , che non in ciascuno la peste vien da contagio. Senza dubbio , quando ella sorge di nuovo , al primo che ne ammala , convien che non 1’ at¬ taccasse veruno : stando ciò , quel che dobbiamo per neces¬ sità confessare almeno d’uno ; possiamo con probabilità opinare di molti , ne’ quali ella o per corruzione d’ umori , o per malignità di stelle sia generata. La seconda è , che essa per via di contagio principal¬ mente si sparge ; veggendosi che a gran parte di quelli, che usano con gl’ infetti, s’ apprende lo stesso male ; e che all’ incontro i più di coloro , i quali fanno vita sequestrata , ri- mangon salvi , onde specialmente le monache ne soglion viver intatte, perchè vivono intatte. Nè ambedue queste pro¬ prietà son singolari della peste ; ma comuni anche alle va- juole , alla scabbia , alla tisichezza , alle febri maligne , e ad altri mali , che si spandono per la comunicazione , e con essi parimente è comune la terza proprietà della peste , che secondo la varia disposizion del soggetto , ella nel con¬ versare insieme appiccasi piu ad uno , che ad altro. E non meno la quarta , che essendosi appresa in un cor¬ po , più agevolmente ei risana, se non gli manca l’ajuto de’ medicamenti accurati , de’ nutrimenti salubri, e degli ag] ne¬ cessari a chi langue infermo. Il vero ben’ è , che ogni parte di tale ajuto riesce incomparabilmente più malagevole a con¬ seguir nella pestilenza, che in ogni altra malattia contagiosa, poiché 1 infezione di quella avventandosi piu comunemente ad ogni qualità di persone, ritiene ognuno dal prestar gl'op¬ portuni servigi , che tutti richieggono o toccamento , o prò- pinquita , e però soglion fare il malato uccisore di chi gli mantiene la vita. Senza che la stessa cura de’ magistrati , mentre proibisce il commercio , acciocché il morbo non si dilati , viene a cagionare scarsezza di vittuaglie , e difficoltà di tutti gli altri sussidii , de’ quali il commercio è principa-](https://iiif.wellcomecollection.org/image/b30365776_0020.jp2/full/800%2C/0/default.jpg)