Volume 1
Il codice 490 della Biblioteca capitolare di Lucca / ottantatre pagine per servire a studi paleografici scelte da Luigi Schiaparelli e riprodotte in fototipia a cura della Biblioteca apostolica Vaticana.
- Luigi Schiaparelli
- Date:
- 1924
Licence: Public Domain Mark
Credit: Il codice 490 della Biblioteca capitolare di Lucca / ottantatre pagine per servire a studi paleografici scelte da Luigi Schiaparelli e riprodotte in fototipia a cura della Biblioteca apostolica Vaticana. Source: Wellcome Collection.
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![Dello scrittoio di Lucca il nostro codice non sarà stato, quasi certamente, Punico prodotto librario tra l’VIII e il IX secolo. -La chiesa di Lucca possedeva già in questo tempo una vera biblioteca (alla quale sarà pure appartenuto il nostro codice, con altri usati o no dalla scuola, scritti a Lucca e altrove, acquistati o avuti in dono), come risulta da un passo dell’iscrizione sepol¬ crale del vescovo Iacopo (801-818), conservataci in copia del X- XI secolo in un manoscritto del X sec. della Capitolare (n. 123, f. 1) (‘). Neppure è da credere che coll'uso della minuscola carolina sia scomparsa nella scrittura libraria di Lucca ogni impronta locale. La carolina non sarà penetrata tanto presto, o non si sarà estesa rapidamente, a Lucca, se nel nostro codice vi è un solo saggio — in testo aggiunto dopo nello spazio lasciato in bianco —, mentre nella scrittura delle altre parti principali del codice non si nota af¬ fatto l'influenza della nuova minuscola. Tra gli altri codici della biblioteca Capitolare, tutti di data po¬ steriore al nostro, almeno tre, e per l’antichità e per i caratteri, stanno a mostrarci la continuazione di certe forme paleografiche che nel nostro sono apparse di particolare interesse e con impronta locale. Molto probabilmente è pure stato scritto a Lucca il cod. n. 13,- del IX secolo, in minuscola carolina : ha qualche a minuscola cor¬ siva aperta, molte G tD onciali e non rare N capitali ; e quest'uso delle maiuscole ricorda una tendenza della nostra scuola scrittoria (^). 11 carattere lucchese è poi ben manifesto nei codici nn. IQ, 21, forse del X secolo, di varie mani (^), che adoperano una minuscola con notevole impronta locale, segnatamente in certe forme corsive e nei compendii. Abbiamo qui come un'ultima eco della minuscola precarolina, della quale vediamo conservati alcuni suoi caratteri. Ad esempio uno scriba del n. IQ (f. 29 sgg.) usa ancora alcuni elementi ti- greco, e perciò T intero ricettario è ritenuto da alcuni di origine bizantina (cf. Toesca, op cit., p. 459, nota 1). Abbiamo rilevato nella prima parte un carattere paleografico (cf. p. 60 nota 1), che sembra dipendere da fonte spagnuola (e cf. p 48, scrittore W). (* *) Ed. Monumenti e documenti ecc. V, 3, n. 1759. Il passo che ci interessa, f. Ir., dice: et libri bib[liot]hecarum constituit sicut dec[et i]n mat. ecclesia,,. (*) Cf. Loew, The Beneventan Script, pp. 269-70. Sembra egli pure ritenerlo scritto a Lucca. (®) Alcune ricorrono in entrambi. Ad es., si confrontino del n. 19 i ff. 21 r.-28 v. e, 144 r.-151 r., 183r.-190v., 191 r.-206 v. rispettivamente coi ff. 107 r.-123 v. 124r.-164 r., 87 r. -106 v. del n. 21.](https://iiif.wellcomecollection.org/image/b31361407_0001_0116.jp2/full/800%2C/0/default.jpg)
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