Volume 1
Storia prammatica della medicina / [Kurt Polycarp Joachim Sprengel] ; tradotta dal tedesco in italiano dal D. R. Arrigoni.
- Kurt Sprengel
- Date:
- 1839-51
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Credit: Storia prammatica della medicina / [Kurt Polycarp Joachim Sprengel] ; tradotta dal tedesco in italiano dal D. R. Arrigoni. Source: Wellcome Collection.
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![Irovianio nello nnlicliilà di Ercola- iio (i). QuesT è il Coluber Cera¬ stes L. Osserviamo nelle storie, elie i serpenti seinj)re e (piasi jiresso tol¬ te le nazioni, furono risguardati e venerali come simboli dello strat- Iagemma, del vaticinio e di altri ar- lilizj superstiziosi., o impiegati come mezzi ausiliarj dei imrlesimi (2). I n fatti gli stessi Fenicj e gli Egi- zj ascrissero a'serpenti una natura divina, perchè sono animali focosi e vivaci. perchè si muovono con una straordinaria ])rontezza, perche S]>esso la loro posizione descrive la figura d^in circolo misterioso (3)^ jierchè vivono lunga vita e ringio¬ vaniscono cosi antemente. I Fenicj li denominarono buoni demonj., gli E- gizj Kneph\iA\ uni e gli altri diedero loro la testa del nibbio, riputandoli dotati (rinvanima ragionevole (4)-I secondi rappresentavano il mondo come un serpente entro un uovo in forma della greca lettera (5). Lo scongiurare i serpenti, che deri¬ vava una volta dalla speranza di togliere la velenosità alle loro mor¬ sicature . costituì da gran tempo parte della medicina, come lo atte¬ sta Nearco di alcuni sacerdoti In¬ diani (6). Gli antichi Psilli, popoli (PAfrica., erano in ciò famosissimi. Credevasi, che costiero avessero in se stessi una forza naturale contro il veleno de'’serpenti (7), j»erchè sa- pevano estrarnelo con sicura de¬ strezza (8). JNarrossi persino, che si può farli crepare con un canto ma¬ gico soverchio (9). Così il serpente, di cui parea can¬ giata la natura e addimesticala la tìerezza. acrjuistava agli occhi degli ignoranti Papparenza di un essere sovrannaturale, in cui sede avesse uno spirito profetico. Qual maravi¬ glia adunque che questi rettili spe¬ cialmente entrassero ne* mister] Eleusini (io), e nelle cerimonie re¬ ligiose di Dionisio (il), e sotto il tri¬ pode delPoracolo di Delfo (12.)? Per ciò ajipunto i serpenti strinsero eziandio un'evidente affinità cogli eroi. Favoleggiossi nascer quelli dalle ossa corrotte e consunte di questi (i3), come generansi varj in¬ setti da carni putrefatte. Il padre degli scongiuratiari dev’serpenti, che vivono nelle vicinanze di Pario. na¬ cque egli pure da un serpente (i/J). 87. A^eUeinpj d'Esculapio conser¬ ti) Anlirljilà di F.rcotano voi. IV. tav. XIII. (2) V. più sopra §. 50. di cpiesia s -zione; - Genes. III. i. - Num. XXI. 9. - T. LIV. Dee. Iti. c, 12. - Lucian. Pseiidoin.int. p. ^HO. - Virgil. II 200 se». - Zaccari.^. inirodnzione alto studio delle medaglie antiche. Veii. i/pS. p. 108. - Il serpente è una divinijà della Guinea. (3) Viro. .^neid. V. v. 279. .pars vulnere clauda relenlat Nexaniem iiodis, seque in sua membra plicanlem. (4) Scorgonsi rappresentati in questo modo su delle medaglie. Spanhri.r de USI! et praestant. nnmism. veter. voi. I. p. 216. Lo sparviere era per gli Egiziani il simbolo dell'anima. Horapoll. bieroglypb. b I. c. y. p. io. (5) Eusp:b. praepar. e\ang. 1. I. c. 10. p. 4^- 4'- (0) Strabo ]. XV. p. 1082. (7) Strabo 1. XVII. p. 1169. (81 Plutarcii Calo minor, p. ndn. (9) Virg. Egloh. Vili. 71. (10) Strabo I. IX. p. 6o3. - Montfaucon Sup])1. Tom. III. pi. VII. (11) Eurip. Bacc;h. v. io3. - Philostr. ieon. I. I. n. 18. p. 790. - Pitture di Ei cola no. Tom. III. lav. XX. (12) IjUcian. de Asirolo». p. 884. (13) Pl utarch. Agis et Cleomen. p. 824. (i4< Strabo 1. XIII. p. 880. - Plin. 1. VI. c. 2.](https://iiif.wellcomecollection.org/image/b29338293_0001_0114.jp2/full/800%2C/0/default.jpg)


