Copy 1, Volume 1
Istituzioni chirurgiche ... / [Giovanni Battista Monteggia].
- Giovanni Battista Monteggia
- Date:
- 1839-1841
Licence: Public Domain Mark
Credit: Istituzioni chirurgiche ... / [Giovanni Battista Monteggia]. Source: Wellcome Collection.
753/802 (page 723)
![la parte dentata di èssa suìPosso presso al- 1’ unghia ; indi la muove da principio a bel Indio, finché siasi tracciata la strada ; poscia un po’ più forte, ed in seguito a gran tratti, schivando però che l’osso non venga urtato dalle estremità dello stromento. La sega agir deve quasi pel solo suo peso , ed è d’ uopo dirigerla un po’obbliquamente d'alto in bas¬ so, pressapoco come fanno i falegnami e gli altri opera] che servonsi di questo strumento. \ erso il termine , e quando l’osso è cpiasi totalmente segato, la si fa agir lentamente, a piccoli colpi, acciò non si scheggi. È prin¬ cipalmente mestieri di badar bene a non cangiare la d irezione della sega, ciò che ac¬ cadrebbe se s’inclinasse lateralmente la ma¬ no die ne tiene il manico, ed esporrebbe la lama a spezzarsi, com’è talvolta intervenuto. Durante questa parte dell’ operazione, l’aju- tante che sostiene la parte inferiore del mem¬ bro deve abbassarlo un poco nel principio, onde agevolar Lazione dello strumento; ma, verso il fine, deve rialzarlo adagino onde impedire die 1’ osso non si scheggi. Se ciò accadesse, converrebbe mozzicarne la punta con le tanaglie incisive o con altra più pic¬ cola sega.) 1895. E in oggi riconosciuto generalmente esser meglio legare i vasi isolati , i quali si prendono e si traggono allungali fuor delle carni per mezzo di un uncino, o con una molletta, una branca della quale s’intromette nel vaso, e l’altra si tiene al difuori, ciò che, secondo Desault^ procura il vantaggio di ve¬ dere se l’arteria è ben legata, prima di ab¬ bandonarla, poiché se il vaso non è ben le¬ gato , al rallentare delio strettojo darà san¬ gue , quantunque sia preso colla molletta. Però, se l’ arteria non veggasi bene , o sia piccola, si prenderà colia molletta, o coll’un¬ cino, in quel modo che si potrà. Aggiungasi inoltre esser meglio legare anche le vene più grosse del moncone, le quali, anzi, si possono il più sovente pigliare e sollevare insieme all’arteria, mettendo un becco della molletta nell’ima ed uno nell’altra, e così unite sol¬ levandole per farne la legatura. La stessa cosa si può fare coll’uncino. Quest’attenzione di legare insieme le grosse vene colle arterie previene l’emorragia proveniente da un ri¬ flusso di sangue che potrebbe venire dalle vene medesime; altronde, quando manca per una certa pressione il getto del sangue, non è sempre ovvio il distinguer vena da arte¬ ria, onde 1’ operatore a buon conto prende tutt’insieme i vasi che gli si presentano. Le¬ gali i vasi grossi , si rallenta lo strettojo, e si legano i piccoli, che si fanno distinguere col getto di sangue. Per questi basterà un semplice capo di refe inceralo, e pei grossi un doppio. 1896. Tali legature non si dovranno punto risparmiare, ma si legheranno tutti que’ vasi che dian getto sensibile. Si laverà il mozzo con acqua tiepida , tanto per levar via le briceiole ossee della segatura , come per astergere i grumi , e per finir di vedere se non ci sia più vaso da legare. '897. Qualche volta pure occorre di usar 1’ ago , perchè non si può tirar fuori bene l’arteria; ed allora si adopera uno degli aghi curvi, che si sono proposti per le ferite , il quale, armato di filo, si pianta nelle carni , o nella cellulare sola, se si può, a qualche distanza daU'arteria , evitando di pungere il vaso stesso, o i nervi più considerevoli, o di comprendervi la aponeurosi. Con e.sso ago si fa un mezzo giro Intorno all’arteria, che alle volte basta , infossando dall’ altra parte il laccio ove abbiavi luogo , prima di strin¬ gerlo con nodo: ovvero si torna a piantar Lago nelle carni e si fa un altro mezzo giro nodo intorno all arteria, indi si stringe con semplice, o doppio. Questo però fa un grup¬ petto troppo grosso, che stenla alle volte ad uscire dalie carni, pretendendosi persino che in qualche caso vi sia restato dentro per sempre; onde almeno pe’ piccoli vasi basterà i! nodo semplice , e forse anche pei grossi , se pure non è da temere che l’urto del san¬ gue il rallenti, benché il filo incerato sia meno scorrevole; ma d’ordinario si fan due nodi, ovvero il doppio, detto anche chirur¬ gico, che ha però anch’esso i suoi inconv^e- nienti, come si disse deU’aneurisma. Di que¬ sti fili poi i più piccoli si tagliali vicino alle carni e sortono poi da sé colla suppurazione, mentre i più grossi si tengono un poTunghi e si ripiegano per la via più breve fuori della ferita, ove si coprono e fissano con un cerottino. 1898 La gran cura de’moderni, special- mente inglesi , è di legare tutti i possibili vasi , per essere meno esposti ad emorragie consecutive, tanto più che, una volta legati i tronchi più grossi , viene spinto il sangue con maggior forza ne’piccoli vasi; e si asten¬ gono persino dall’usar l’acqua fredda, per¬ chè nessuno de’ vasi appena notabili abbia a chiudersi, fuori che colla legatura. Alanson fece i4 legature in un’ amputazione di co¬ scia : t Lodtr^ in un'amputazione alla parte](https://iiif.wellcomecollection.org/image/b29330750_0001_0753.jp2/full/800%2C/0/default.jpg)