Copy 1, Volume 1
Istituzioni chirurgiche ... / [Giovanni Battista Monteggia].
- Giovanni Battista Monteggia
- Date:
- 1839-1841
Licence: Public Domain Mark
Credit: Istituzioni chirurgiche ... / [Giovanni Battista Monteggia]. Source: Wellcome Collection.
762/802 (page 732)
![1933. La femorale non si può sempre sta¬ bilmente comprimere lungo la coscia, atteso la sua obliquità , profondità e scorrevolezza sul cilindrico femore. Ho provata in un caso di aneurisma popìitea una grande difficoltà di fare sulla crurale una stabile e sufficiente compressione. Gli Autori del Dizionario e Léveillé indicano un solo luogo d’ applicare il torcolare alla coscia, cioè fra il terzo me¬ dio e l’inferiore della coscia , dove l’arteria passa a traverso del terzo adduttore , e per conseguenza è forse più stabile. Il citato Le¬ der bisogna che conoscesse quell’ imperfetta azione del torcolare alla coscia, poiché in un’amputazione di gamba applicò due stret¬ to] , uno alla coscia e 1’ altro al poplite. Pelletan riguarda per mal sicura la com¬ pressione stessa fatta all’ inguine col torco¬ lare a brachiere, sebbene questo sia il mi¬ glior sito per la compressione. Di più, inse¬ gna il Dizionario esser meglio fare la com¬ pressione non del tutto direttamente contro dell’ osso , ma un po’ obliquamente di sotto in su e di fuori in dentro : alla quale obli¬ quità forse meno si adatta il cuscinetto che il dito. (Qui pure il membro debb’essere ampu¬ tato quanto più in basso si può, ad oggetto di tagliare meno di carni, di cagionare mi¬ nor dolore, e di avere una ferita che pre¬ senti minor superficie. Situato l’infermo su di un letto solido, in positura orizzontale, avendo soltanto il capo alzato da un guanciale, e con le cosce spor¬ genti tutte dall’ orlo inferiore del letto , un ajutante sostiene il membro sano scostato dall’ altro con la gamba piegata ad angolo retto. 11 membro infermo è tenuto orizzon¬ talmente da due ajutanti, uno dei quali so- slien la coscia al di sopra del ginocchio e r altro il piede , mentre un quarto ne ab¬ braccia la parte superiore con ambo le mani e ne tira la pelle in alto, in pari tempo che ne ticn ferme le carni onde renderne più facile il taglio. Un quinto ajutante, robusto e intelligente , sospende il corso del sangue nell’arteria femorale sul ramo orizzontale del pube con un adattato compressore, o meglio col pi oprio pollice , avendo di mira di far qiicsta compressione un po’ obliquamente dal basso in alto , a motivo che la superficie dell’osso su cui scorre il vaso trovasi un po’ inclinata all’avanti. Situato il chirtirgo al lato esterno del nrr.'m- bro , jjrende nella destra mano nn coltello retto di conveniente lunghezza, con cui in¬ cide di un solo tratto la pelle nella metà posteriore della coscia , quattro diti al di sotto del luogo ove si propone di segar l’osso, e con un secondo tratto taglia quella della parte anteriore. Ciò fatto , divide il tessuto cellulare che 1’ unisce all’ aponeurosi della coscia, ciò che dà all’ ajutante la facilità di trarla in alto e di scoprir 1’ aponeurosi per l’estensione di un dito trasverso. Si tagliano in seguito circolarmente le carni a livello dell’ orlo superiore della pelle, press’apoco nella metà di loro grossezza. Fatta questa incisione, i muscoli tagliati si ritirano verso il loro attacco superiore, e questa retrazione, che vien agevolata dall’ ajutante che ticn la parte superiore del membro , col trarre in su le carni, lascia scoperti in una grande estensione i muscoli profondi non ancora ta¬ gliati. Il chirurgo allora incide questi insino all’osso, a livello del luogo in cui la retra¬ zione ha portato i muscoli compresi nella prima incisione. Ma quando il muscolo cru¬ rale e gli adduttori sono tagliati, le fibre loro non conservano più la stessa lunghezza e non si ritraggono egualmente ; le più profonde sono meno lunglie delle altre, e per conse¬ guenza si ritiran meno, di modo che la se¬ zione di questi muscoli è obhliqua , invece d’essere perpendicolare all’asse dell’osso. Le loro fibre profonde debbono dunque essere tagliate in un col periostio a livello del luogo in cui la retrazione ha portato le loro fibre superficiali. Finalmente , dopo aver tagliati cosi i muscoli a diverse altezze , secondo la lunghezza delle loro fibre carnose ed il grado di loro retrazione , il chirurgo deve ancor staccar le carni dall’osso con la punta di un bislorì, per l’estensione di un mezzo pollice circa. Questa si è la pratica di Boyer^ seguendo la quale, se dall’ un canto si ha la quasi cer¬ tezza di non avere lo sporgimento consecu¬ tivo dell’ osso , non si può negare però che dall’ altro essa non accresca i patimenti del malato, poiché egli é necessario di portare e riportare per ben cinque volte lo stro- meuto tagliente in su le parti. Ad oggetto quindi di render più semplice e spedita l’o¬ perazione, senza temere la conicità del mon¬ cone, e, più di tutto , per risparmiare al pa¬ ziente il dolore del dissecamenlo della pelle, clicesi che il signor Dupuytren , fatte tirare in alto da un ajutante le carni , incida di nn solo colpo la pelle e i muscoli insino al- Posso, il più delle volte perpendicolarmente alla loro grossezza, talvolta obbìi(juamrnte ,](https://iiif.wellcomecollection.org/image/b29330750_0001_0762.jp2/full/800%2C/0/default.jpg)